MAI DIRE MAI

Wally Funk dopo l'atterraggio

 

Wally Funk: finalmente astronauta sessant’anni dopo l’addestramento

La splendida ottantaduenne che ieri è uscita sorridente dalla capsula del New Sheppard di Jeff Bezos si chiama Wally Funk ed aspettava di vedere la terra dallo spazio da sessant’anni.
Nel 1961, già pilota commerciale ed istruttore con più di 1000 ore di volo, fu la più giovane di un gruppo di 13 donne selezionate per un programma sperimentale di addestramento che le sottopose alle stesse prove mediche previste per i futuri astronauti maschi. Note come le Mercury 13, in contrasto con gli uomini del Mercury 7, videro il loro sogno infrangersi alla vigilia della terza e ultima fase dei test, quando con un telegramma venne loro comunicato che l’addestramento previsto presso la base navale di Pensacola, in Florida, era stato cancellato. Si dovrà aspettare fino al 1983, con Sally Ride, per vedere la prima donna statunitense volare nello spazio.

Wally Funk giovane pilota

Wally Funk è nata nel 1939 a Las Vegas, nel New Mexico e si è innamorata degli aerei fin da bambina.
Ottiene il brevetto di pilota ed istruttore commerciale presso la Oklahoma State University e diventerà la prima ispettrice della FAA (l’Amministrazione Federale per l’Aviazione) e la prima investigatrice per la sicurezza aerea per la NTSB (il Comitato Nazionale per la Sicurezza dei Trasporti). 

Wally Funk nella vasca di isolamento

Quando all’inizio degli anni ’60 risponde all’appello del dottor William Randolph Lovelace e della pilota Geraldyn Cobb per sottoporsi ad una serie di test per studiare le reazioni del corpo femminile alle prove alle quali erano chiamati gli astronauti uomini, la scienza medica applicata alle missioni spaziali era ancora tutta da inventare e si navigava a vista. Gli esercizi, fisici e mentali, inclusero l’elettrostimolazione dei muscoli del braccio per testare i riflessi del nervo ulnare, l’introduzione di acqua ghiacciata nel padiglione auricolare per bloccare l’orecchio interno e causare vertigini e la permanenza ad oltranza in una vasca di isolamento, immobile ed al buio: in questa ultima prova la Funk ottenne un risultato anche migliore dei colleghi uomini, uscendone dopo dieci ore e trentacinque minuti.

Ma nonostante i risultati, la NASA non fece partire il programma ufficiale per il reclutamento delle astronaute. Ogni sforzo, ogni slancio, era dedicato all’addestramento dei piloti sperimentali dell’aviazione e della marina, campo allora precluso alle donne. Mancò il supporto politico, in un momento in cui l’unica ossessione era rispondere a Yuri Gagarin portando il primo americano nello spazio. Nemmeno la missione della Tereshkova del 1963 riuscì a distrarre dall’obiettivo di primeggiare sull’Unione Sovietica.
Funk e Bezos dopo l'annuncio

Dopo l’apertura della NASA alle astronaute, la Funk ha inoltrato altre tre volte la sua candidatura ai
programmi di reclutamento, ma la mancanza di requisiti quali una laurea in ingegneria o la qualifica di pilota sperimentale si sono intromessi tra lei e lo spazio. Possiamo immaginare la gioia con la quale deve avere accettato l’invito di Jeff Bezos a partecipare alla missione di Blue Origin, per la quale, manco a dirlo, ha passato brillantemente tutti i test fisici. 

John Glenn, che aveva testimoniato contro la possibilità di aprire i programmi di selezione alle donne nelle audizioni al Congresso del 1962 ed era tornato in orbita all’età di 77 anni nel 1998, non saprà mai che, dopo quello della vasca di isolamento, gli è stato soffiato anche il primato di astronauta più anziano. 
Per saperne di più:


Pubblicato

in

da

Tag:

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *