GRAVIDANZE UFFICIALI

 

Il tenente della riserva dell'Aviazione della Marina statunitense J. Nordan indossa il prototipo della tuta da volo per donne in gravidanza

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Un prototipo di tuta da volo per le pilote statunitensi in dolce attesa

Fino a pochi giorni fa, quando una pilota della marina statunitense entrava in un periodo della gestazione che non consentiva l’attività di volo ed era quindi impiegata in mansioni a terra, l’unica scelta era quella di richiedere progressivamente tute da volo di taglie superiori, che andavano poi aggiustate nella lunghezza di maniche e pantaloni. Da qualche settimana, è invece possibile ordinare il prototipo di una tuta apposita, ovviando sia alla maggiore spesa per i capi che dopo pochi mesi rimarrebbero inutilizzati sia a quella per gli interventi di sartoria. 
Secondo Amy Blade, portavoce del Comando dei Sistemi Aerei della Marina, indossare uniformi che sono evidentemente di misura sproporzionata implica un aspetto meno professionale nello svolgimento delle proprie mansioni, che anche escludendo l’attività di volo prevedono comunque quella di istruttore, di addestramento al simulatore, briefing e rappresentanza, nelle quali i colleghi non indossano l’uniforme cachi o mimetica né tantomeno gli abiti civili. Inoltre, aggiunge la Blade, queste tute sono uniformi che le pilote si sono guadagnate e dovrebbe essere permesso loro di indossarle.
Il prototipo, assegnato per la prima volta al tenente della riserva Jacqueline Nordan, prevede la possibilità di accompagnare il militare durante la gestazione aggiungendo alla tuta regolamentare dei pannelli laterali espandibili, limitando così ad uno il numero dei capi necessari. Mentre al momento la tuta è disponibile solo su prenotazione, la richiesta viene comunque soddisfatta entro pochi giorni.
Mentre altri generi di uniformi erano già state introdotti per altri ruoli, forze armate e anche in altri paesi, l’introduzione della tuta da volo rappresenta per le donne pilota un decisivo miglioramento nelle condizioni con cui possono prestare servizio durante la gestazione.
Nel nostro Paese, al momento, generalmente si opta per la dispensa dall’indossare la divisa in favore di abiti civili, sui quali però non è possibile indicare alcuna qualifica o grado. Le donne sono entrate nelle Forze Armate italiane il 20 ottobre 1999, con la legge numero 380/99: siamo stati l’ultimo tra i Paesi della NATO a permetterlo. Ad oggi le nostre militari rappresentano circa il 7% dell’organico, pari a circa 17.000 arruolate.
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