CI VUOLE PIU’ SAMANTHA

 

Samantha Cristoforetti 2021

Sally Ride nel 1984

“Non puoi essere ciò che non vedi.” Sono parole di Sally Ride, fisica e prima donna astronauta statunitense con la missione Challenger nel 1983 e 1984. La Ride riteneva infatti che “le giovani ragazze hanno bisogno di vedere modelli di ruolo in qualsiasi carriera vogliano scegliere, così da potersi immaginare a fare un giorno quel lavoro”. La bella notizia di questa settimana è che l’italiana Samantha Cristoforetti sarà l’anno prossimo la prima europea, e terza donna al mondo, a prendere il comando della Stazione Spaziale Internazionale. Un po’ meno emozionante per me è stato constatare che l’hashtag #samanthacristoforetti su Instagram è stato ripetuto in oltre 5000 post, mentre quello #caterinabalivo, che questa settimana ci ha giustamente invitate a indossare il bikini senza imbarazzo, ha rimbalzato 23100 volte.

Non creiamo malintesi. Si tratta di due professioniste, che si dedicano con passione al proprio lavoro ed entrambe hanno meritatamente raggiunto la posizione che ricoprono. Quella che intendo sollevare è una questione di esposizione. 
Samantha Cristoforetti è un pilota e un ingegnere e parla correttamente tedesco, francese, inglese e russo. Caterina Balivo ha iniziato la sua carriera partecipando a Miss Italia ed ha proseguito prima come valletta e poi come conduttrice di programmi di successo. Ribadisco: ho il massimo rispetto per entrambi i profili di carriera. Quel che vorrei potesse divenire più consapevole, è l’atteggiamento con il quale le giovani donne guardano al successo ottenuto grazie anche a caratteristiche fisiche delle quali poche di noi sono dotate, piuttosto che scegliere più frequentemente come modello al quale ispirarsi donne che, quale che sia il loro aspetto, hanno raggiunto la notorietà contando sulle loro capacità intellettuali. 
Quando i maschietti sognano di diventare calciatori o piloti di Formula1, vorrebbero essere bravi come Messi o veloci come Hamilton, non belli come loro. Quel che mi preoccupa non sono tanto gli effetti dell’eventuale successo, quanto quelli di un più probabile fallimento. Diciamocelo chiaramente: non è che se tutte ci mettessimo a studiare diventeremmo astronaute, ma certamente saremmo di un gradino più vicine a quel tipo di modello di ruolo. E questa è una strada aperta a molte. La corrispondenza a determinati canoni di bellezza è questione molto più delicata, frustrante nella sua statisticamente probabile lontananza e infruttuosa nei suoi ipotetici reimpieghi. Inoltre anche chi nasce bellissima, potrebbe avere bisogno di un piano B.
La chiave nel far virare le mire delle giovani donne tuttavia, temo si trovi nella frequenza con la quale il modello viene loro proposto. La televisione, le riviste, i social sono pieni di belle donne. Le ragazze potenti vi appaiono decisamente meno, e le nostre ragazze non possono, appunto, aspirare a diventare chi non conoscono.
Servirebbe anche far presente che queste donne sono spesso anche madri e hanno al loro fianco partner che le sostengono con orgoglio. Nel video  con il quale Samantha annuncia la sua prossima missione e incoraggia gli  e le aspiranti astronauti/e a farsi avanti, dice anche che quando partirà nuovamente per lo spazio lo farà serenamente perché sa che i suoi figli saranno in buone mani. 
La Barbie Sally Ride

Non è mai troppo presto per proporre modelli femminili alternativi: tre anni fa, una ricerca della Mattel
effettuata su duemila genitori italiani di bambine fra i 3 e i 10 anni, rivelò che già all’età di 5 anni le femmine iniziano a dubitare delle proprie capacità e del proprio potenziale, guardando con diffidenza a carriere in ambito tecnico-scientifico. Si chiama Dream Gap. Negli Stati Uniti è già in vendita la serie Barbie Inspiring Women  tra le quali ne figura anche una dedicata a Sally Ride: la sua bambola non è una Barbie vestita da astronauta, ma ne ha realisticamente le fattezze. In Europa, per lo stesso progetto, la Barbie dedicata alla Cristoforetti è stata realizzata ma non commercializzata. Chissà se hanno pensato che a non essere pronte fossero le bambine che ci dovevano giocare, o i genitori che le avrebbero dovute comprare.

Per saperne di più:

Pubblicato

in

da

Tag:

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *